Ci sono cose che vale la pena raccontare. E altre che sono più interessanti.
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gionapeduzzi(at)gmail.com
Se vi capitano tra le mani, leggete i libri di Andrea Vitali. Sono editi da Garzanti.
A me ne hanno regalati due a Natale, Il segreto di Ortelia e La figlia del podestà (Premio Bancarella 2006). Si leggono velocemente, quasi fossero appunti di cronache. Senza guizzi particolari, senza velleità di nessun tipo, sono scritti con uno stile colloquiale e semplice e raccontano della gente del Lago di Como. In particolare di Bellano, sulla sponda lecchese. Un paesotto sempre in ombra a causa delle montagne, senza turismo, lontano mille miglia dalla città, anche se poco distante da Lecco.
Vitali nei suoi libri ricostruisce un microcosmo fatto di panettieri e macellai, podestà e segretari, telefoniste e albergatori. Una Dynasty di provincia, dice la sovracopertina.
Tutti sanno tutto di tutti. Come nei migliori paesi delle nostre parti.
E mi viene in mente mio nonno, morto poco tempo fa, che ha vissuto la maggior parte della sua vita in un paesino arroccato tra le valli sopra il Lago di Como. Ogni volta che qualcuno passava lungo la stradina stretta che costeggiava la sua casa lui qualsiasi cosa stesse facendo si distraeva, appena un attimo e con lo sguardo spiava attraverso le tende, nascosto nella penombra della casa.
Voleva sapere chi fosse, dove fosse andato, cosa avesse fatto e cose così. Controllava anche le macchine che salivano e scendevano. Piccole curiosità innocenti, che però muovono paesi interi.
Nelle città certe storie non si possono raccontare. Se ne raccontano altre. Più malinconiche.
