Ci sono cose che vale la pena raccontare. E altre che sono più interessanti.
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gionapeduzzi(at)gmail.com
Un messaggio che sta girando il mondo:
"In support of our incredibly brave friends in Burma: may all people around the world wear a red shirt on Friday, September 28. Please forward!"
A sostegno dei nostri amici straordinariamente coraggiosi in Birmania: venerdì 28 settembre indossiamo tutti quanti, in tutto il mondo, una maglietta rossa.
Io lo farò.
E per chi vuole scrivere una bella mail all'ambasciatore cinese in Italia (sono i cinesi quelli da sensibilizzare maggiormente riguardo alla questione birmana), ecco la sua mail: chinaemb_it@mfa.gov.cn.
Come in Italia anche in tutto il mondo ci si preoccupa di cose inutili anzichè prendersi cura delle cause importanti.
Mentre in questi giorni tutti gli occhi sono puntati sul Myanmar e su quello che sta succedendo, con particolare attenzione all'atteggiamento della Cina nei confronti di questa nazione così utile dal punto di vista strategico per la sua economia (è un porto nel Golfo del Bengala), in CIna se ne fregano, apparentemente, della situazione dei suoi vicini di casa (è più comodo fare orecchie da mercante, no?) e puntano il dito contro chi, a detta loro, rovina i costumi dei milioni di cinesi.
E' di questi giorni la notizia che il governo cinese ha istituito un filtro per eliminare dalla tv tutto quello che, a loro dire, è immorale e volgare. In questi giorni sono stati cancellati dal palinsesto oltre 1500 pubblicità (per un totale di 267 milioni di dollari persi, fonte del Corriere), cinque spettacoli televisivi, undici talkshow radiofonici r via di questo pazzo. Tutti caduti sotto la falce del Dipartimento Pubblicità del Partito Comunista che ha istituito anche una linea telefonica cui gli spetttori sono tenuti a segnalare qualsiasi cosa "immorale".

Oltre a vestiti succinti, pubblicità di slip e reality show sono finiti nel mirino di questi censori dell'ultima ora anche cartoni animati violenti, trasmissioni su tecniche criminali e ricostruzioni di delitti.
La Sart, l'amministrazione che controlla i contenuti della programmazione radio e tv, ha nuovamente esagerato. L'amministrazione comunista cinese, così lanciata nella liberalizzazione commerciale che la sta portando una potenza economica a livello mondiale, rimane ancora chiusa e retrogada per quanto riguarda la libertà sociale per non parlare di quella politica (vedi la situazione in Birmania).
E pensare che c'è gente in Italia che inneggia a questa censura come legittima anzi giusta e corretta, da importare da noi. Non bastano le borse finte e gli occhiali falsi?
Sul "Corriere della sera" di oggi, in occasione dell'uscita di un ennesimo libro allegato al quotidiano, si parla di street art, con un intervento di Vittorio Sgarbi sull'argomento.

Si discusse molto quando l'anno scorso venne inaugurata la mostra sul graffitismo al Pac di Milano, fortemente voluta da sgarbi, mentre in metropolitana cartelloni pubblicitari del Comune stigmatizzavano il fenomeno come "sporcizia".

Sgarbi risponde idealmente alle accuse mosse allora in questo articolo (probabilmente recuperato da qualche introduzione di catalogo). Dice:
"L'arte contemporanea è anche questo. A noi tocca registrarla e riconsocerla dove essa si manifesta, e non come noi desideriamo, vogliamo o speriamo. Queste opere trovano nello scontro la ragione della loro forze e della loro originalità. Quando parlo di un museo d'arte contemporanea non si può pensare che esso sia un luogo della buona e ducazione (...) e del decoro, asettico come un ospedale. Il Leoncavallo è il luogo della vita. E le cause che hannos catenato la creatività su quei muri non devono interessarci più del risultato"

Spero che la cultura ufficiale continui nel riconoscimento al mondo creativo che si sta sviluppando negli affratti della società, la pittura sui muri, la scrittura nei blog, la scultura per le strade, la poesia negli sms.
Intanto vi consiglio un artista.

E anche quest'altro.

Di famiglia.
Su tutti i giornali in questi giorni si parla del Myanmar.
Finalmente.
Ogni tanto l'Occidente si affaccia su questa nazione dimenticata da Dio e dagli uomini, lontana nel tempo e nello spazio. Ma se quando fino ad ora l'aveva fatto era sempre stato per documentare gli eccidi del regime che da 45 anni soggioga la popolazione, questa volta invece le immagini che ci arrivano da quell'angolo di Asia stretto tra Laos, Cina, Bangladesh e India, sono immagini di una protesta pacifica, tollerata (per ora) dai generali.
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(il lago Inle)
Il motivo forse sta nei capi di questa rivolta.
Nessun eroe scomodo, come era capitato qualche anno fa con il premio nobel per la pace Aung San Suu Kyi(
), figlia si Aung San, l'eroe nazionale birmano che con il Burma Indipendence Army (BIA) dette alla Birmania l'indipendenza che aspettava da anni.
La protesta di questi giorni a Rangon (Yangon) e non solo è capeggiata dai monaci.

(giovani monaci a Xia'he)
Quando sono stato in Birmania sono rimasto molto colpito dalla reverenza con cui i birmani trattano i monaci, molto più che in altri stati buddisti come Thailandia o Cina,. Militari compresi. Andare contro i monaci sarebbe andare contro Buddah e nessun capo militare lo farebbe mai, anche solo perchè la popolazione, religiosissima, sarebbe loro ostile ancora di più di quanto lo è adesso.

(un monaco buddista a Xia'he)
Quando sono stato in Birmania, l'inverno scorso, chi era in qualche modo vicino al regime mi ha assicurato che le previsioni del governo dittatoriale erano quelle di arrivare nel giro di qualche anno alle elezioni. Il discorso che mi era stato fatto era bene o male quello che fanno tutti i regimi militari: "Il Myanmar era uno stato disordianto in mano ai commercianti di droga, il regime in questi anni ha sistemato tutto quanto e ormai si avvicina il tempo di restituire lo stato ai cittadini finalmente responsabilizzati". Parole vuote mi erano sembrate allora e parole vuote mi sembrano oggi, quando a distanza di un anno non è cambiato niente.
Leggo sul giornale che ieri 5000 manifestanti (diventato in breve 20000) si sono radunati attorno a Shwedagon, la pagoda d'oro che svetta su tutta la capitale, una delle costruzioni religiose più imponenti che ho visitato.
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(la pagoda di Shwedagon)
Dicono che la maggior parte erano monaci, avvolti nelle loro tuniche rosso porpora gli uomini, rosa scuro le donne. Dev'essere stato impressionante.
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(in lontananza la pagoda si Shwedagon)
Forse qualcosa si smuove. Siamo lontani dall'atteggiamento di repressione a che aveva avuto il regime nel 1988 (e non nel 1998 come scrive Repubblica) quando aveva massacrato i dissidenti
Il regime birmano non può resistere contro una rivolta capeggiata da Buddah in persona.
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(il lago Inle)
Ho amato molto questo paese, ne ho parlato anche su questo blog, e spero che la situazione si sblocchi presto, anche se questo vorrà dire aprire il Myanmar al famelico occidente, che ne distruggerà ben presto l'autenticità e unicità, donando però, forse, un po' di sollievo agli abitanti.
(Donna della tribù degli Aka)
(un bimbo birmano)
(una donna Palaung)
C'è chi in questi giorni propone una linea dura dell'occidente nei confronti del Myanmar, già piegato dall'embargo, invitando a boicottare in gran parte importati dal Myanmar come il legno di Teak o certe pietre preziose.
Tutto inutile e dannoso solo per la popolazione.
Fino a che una nazione come la Cina, amica del regime e vicina di casa, vicinissima, del Myanmar continuerà a far affluire al Myanamr i propri prodotti, la Birmania potrà infischiarsene dell'occidente, con il risultato che dell'occidente non arriveranno mai le cose positive, prima di tutto il concetto di quanto sia fondamentale la libertà.
Dicono che sia la parte più selvaggia d'Irlanda. Una roccaforte di valori, cultura e lingua vecchia di cento anni. Gaelica.

Nella mia testa è solo un nome, sentito molte volte. Evocante. Isole Aran.
Scopro per caso che un'amica che non vedo da tempo è andata a vivere lì, è uno dei pochi estranei che si sono insediati tra gli ottocento abitanti di Inishmore, l'isola principale dell'arcipelago.
Nel mio breve viaggio in Irlanda non me la voglio far scappare. E già prima di partire la pregusto guardandomi un documentario che questa amica mi ha consigliato.
Attraversata la nazione, da Dublino siamo a Galway. E da lì il giorno dopo ci dirigiamo al porto da cui salperà la nave per l'inconsueto e il selvaggio.
Ci aspetta la bufera. Quella che inonda il finestrino e i tergicristalli non riescono a fermarla nemmeno quei pochi istanti che ti permettono di guardare oltre.
Vento.
Al porto saliamo sulla piccola nave che in meno di un'ora ci porta all'isola.
Il progetto è dormire una notte in un b&b, fare un giro in biciletta, leggere qualche poesia di yeats sulle scogliere. Godersi il niente.
Ma se il niente è riempito dalla pioggia non è più affascinante, diventa faticoso.

Arriviamo al porto di Inishmore con i maglioni e le cerate con il cappuccio.
Deborah, la mia amica, ci aspetta al molo, con la bicletta e i sandali, completamente fradicia di pioggia. "Ma qui sono abituati", e lei con loro.
Ci infiliamo in un barettino a bere un caffè e mangiare una fetta di apple pie ai chiodi di garofano. Ci racconta dell'isola, delle sue tradizioni, di perchè la gente lascia quel posto e di perchè molte altre ci arrivano, come lei, che ora lavora in un negozio che vende maglioni ai turisti. I maglioni delle Isole Aran, famosi in tutto il mondo, di lana grossa e bianca, annodati con motivi diversi da famiglia a famiglia, un po' sformati e caldi da morire.
Ci andiamo a fare un giro in quel negozio, aspettando che la pioggia ci dia una tregua. Ma niente.

Mentre proviamo maglioni, sciarpe e cappelli il rumore dell'acqua che batte sul tetto è continuo. E' il 16 di agosto.

Usciamo e abbandoniamo l'idea delle bicilette. Sarebbe inutile e non riusciremmo a goderci niente. Così prendiamo un piccolo bus per turisti che ci fa fare un giro per l'unica strada dell'isola, fino al forte di Dun Aengus, una costruzione semicircolare, risalente allla preistoria, a picco su delle scogliere senza protezione da cui ci sporgiamo pericolosamente, considerando anche il vento e la pioggia. Ma lo spettacolo ne vale la pena.

Tutt'attorno ecco i muretti a secco di cui parlano tutte le guide turistiche. Qui, si dice, gli isolani hanno creato la terra: non avendo terreno coltivabile, hanno isolato dei pezzi di scogliera con dei muri a secco (bucati per non farli ababttere dal vento) che trattenessero sabbia, alghe, rifiuti, letame e tutto quello che poteva contenere l'humus delle coltivazioni. Impressionante.

Mentre torniamo alla nave, abbandonando l'idea di dormire lì a causa del diluvio, con i piedi zuppi, i pantaloni fradici e le mutande bagnate, sento proprio che mi sto perdendo qualcosa. Sento che il posto ha delle potenzialità di fascino che non mi sono riuscito a godere appieno. Prometto di tornarci, ma probabilmente non accadrà mai. O forse sì.

E' in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta,
e il vento dell'ovest rideva gentile
in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti
mi hai preso per mano portandomi via.
E in un giorno di pioggia ti rivedrò ancora
e potro' consolare i tuoi occhi bagnati.
In un giorno di pioggia saremo vicini,
balleremo leggeri sull'aria di un Reel.
(modena city ramblers)
Ci sono dei film di cui sai già tutta la trama ancora prima di iniziare a vederlo.
E' il caso di "Step up", il film sulla danza che la scorsa stagione ha movimentato la vita ormonale e non solo degli adolescenti di mezzo mondo.

Trama: Una ricca ballerina di danza classica, bella e determinata, incontra un ragazzo di strada, maledetto e delinquente, abile nei balli di strada.
Bastano queste due righe per sapere già tutto di quello che succederà nel film.

L'ho visto per caso, avevo sbagliato a digitare il numero sul distributore automatico di dvd a noleggio.
Mi aspettavo ogni scena e da ogni scena pretendevo quello che mi aspettavo.
Perchè la prevedibilità è una sicurezza, perchè ci sono storie che non possono non essere raccontate così.
E allora ecco l'ex fidanzato cattivo, ecco i contrasti di valori, le sparatorie, la mamma che non vuole che la figlia balli, ecco le scene di ballo in discoteca, le liti, la riappacificazione a pochi minuti dal debutto e l'happy end con lei che viene scritturata in una compagnia di ballo.

Tutto perfetto. Esattamente come mi aspettavo. Ed è bello così. Non avrei voluto vedermi un film diverso.
Sarebbe stato meglio che lei non venisse presa nella compagnia? Che i due ballassero assieme ma si odiassero? Che il delinquente rimanesse tale e non fosse redento dall'amore e dalla danza? Sarebbe stata meglio che la scena romantica di ballo (un passo a due pop e sensuale) anzichè essere ambientata sulla spiaggia al tramonto, fosse stata girata a mezzogiorno in una cameretta arredata Ikea?
No.
Certe storie devono essere raccontate in un certo modo. Altrimenti perdono tutto il valore. Altrimenti sono altre storie.
Forse più interessanti, ma altre storie.
Uno dei video più cliccati del momento.
Imperversa in ufficio nei momenti più impensabili.
Chocolate Rain di Tay Zonday

Gli Hacker all'assalto dell'Ikea. In una maniera che asseconda però la filosofia degli svedesi...
L'idea che sta alla base è la personalizzazione (che è il concetto alla base di tutto ciò che cercano di vendere oggi). Personalizzazione di un oggetto cheap e di massa (un oggetto IKEA), per renderlo prezioso e/o più utile, sciuramente unico.
Sono molte le comunità web degli hacker di kea, ma la comunità più grande si raccogli qui.
Se la filosofia dovesse fare proseliti non ci sarebbero più quelle case tutte orrendamente simili... ...simili anche alla mia!
La potenza è nulla senza controllo

Notate qualche differenza?
(a parte il fatto che ho le stringhe slacciate...)
I sogni son desideri che diventan realtà...
L'importante è avere un portafoglio ben fornito!
Ho trovato su internet il sito di Elation, una società che si occupa di realizzarti i desideri: vuoi guidare una formula Nissan all'autodromo di Monza? Volare senza gravità in una stanza apposita? Pilotare un aereo da combattimento? Assistere ad una sfilata di alta moda? Incidere un cd? Fare la comparsa in un film di Hollywood? Volare su un MIG a tre volte la velocità del suono, essendo la persona più in alto in quel momento in tutto il mondo? Basta pagare!
Il sogno viene organizzato e confezionato e ti viene recapitato direttamente a casa e sul tuo conto corrente, o su quello di chi decide di farti un regalo, il regalo di un sogno.
C'è anche un servizio disponiobile per le aziende che vogliono incentivare con premi i propri lavoratori più bravi... Magari ci pensano anche nella mia di azienda...
Da un po' di giorni mi alzo il mattino, apro la porta e sullo serbino trovo una copia del "Corriere della Sera". E' un servizio (oresette) cui mi sono iscritto qualche tempo fa, per cui entro le sette del mattino mi viene consegnata una copia del quotidiano, allo stesso prezzo dell'edicola. Così posso prendere e leggere il giornale mentre bevo il caffè o mi preparo per andare a lavorare. Non male.
Ieri ho visto un film uscito un annetto fa e che purtroppo avevo perso nei cinema: "Guida per riconoscere i tuoi santi", di uno scrittore americano, Dito Montiel, al suo edordio come regista, con un film tratto da un suo libro autobiografico.

La trama sembra vista mille volte: è un film di formazione in cui un giovane newyorkese del Queens, si barcamena tra risse, armi, omicidi, pistole, canottiere, portoricani e una famiglia con molti problemi.
Ma il pregio del film sta nell'occhio genuino e reale con cui le storie vengono raccontate, senza agiografie. Ogni personaggio ha le sue ombre e le sue luci, ogni luogo respira di un aria viva.

Si intitola "Guida per riconoscere i tuoi santi" perchè "alla fine ho lasciato tutti ma nessuno mi ha lasciato", dice il protagonista. Ogni persona ha dei "santi" che, nel bene o nel male, hanno condizionato la vita della persona stessa. Persone che ad un certo punto sono scomparse dalla vita, rimandendo dei ricordi, ma che hanno continuato la propria esistenza. Anche lontani. E quando il protagonista torna alla sua infanzia, scopre che queste persone esistono, sono reali.
Così mi sono messo a riflettere su quali fossero i miei santi. Non sono certo vecchio e forse nemmeno adulto, ma un po' di santi ce li ho. Molti che hanno creduto in me e mi hanno spinto, consigliato, suggerito, presentato. Molti che non hanno creduto in me, e mi hanno ferito, a volte facendomi cambiare, altre rendendomi più forte e sicuro.
Dico grazie a tutti i miei santi, perchè sono felice e orgoglioso di come sono oggi.
Ma probabilmente lo sarei stato qualsiasi persona fossi diventato.
La mia Notte Bianca.

La preparazione è iniziata al mattino, quando mentre Mariachiara studiava a casa, io sono uscito per andare al mercato a fare la spesa per la sera.
Pomeriggio di preparativi e cucina e poi cena con Alessio e Alessandra.
Menù a base di pesce, tutto cucinato da Mariachiara: carpaccio di tonno all'arancia, alici fresche marinate, melanzane ripiene di alici, ricotta di bufala e miele di corbezzolo, nidi di spaghetti di riso con salsa di soya e uova di quaglia, pasta con astice e granchio, moscardini con funghi porcini e, per finire, una torta di crema e frutti di bosco inaffiata da pPssito di Pantelleria.

Nel pomeriggio granchio e astice, entrambi rigorosamente acquistati vivi, hanno dormicchiato nel lavandino facendo amicizia in attesa della loro morte. Il granchio infilato nell'acqua bollente ha mosso le zampe e le chele per una trentina di secondi prima di morire... un po' inquietante. L'astice è stato più passivo, forse era già morto nel frattempo...
Lottando contro il torpore postprandiale che ci aveva iniziato ad abbracciare nel caldo umido di casa mia, siamo usciti raggiungendo in metropolitana la stazione termini dove c'era lo spettacolo di Emiliano Pellissari "Orfeo + Euridice"

Uno spettacolo costruito all'interno di un cubo nero che lascia intravedere l'interno grazie a luci magistralmente guidate.
E all'interno uno spettacolo di danza, teatro, illusionismo, dove ballerini attori si muovono come sospesi nell'aria, grazie a macchine, specchi ed effetti ottici.
Noi abbiamo giocato a cercare di capire come funziona il tutto e siamo arrivati alla conclusione che gli attori recitano a terra, muovendosi su una superficie d'acqua su cui stanno macchine galeggianti, cavi e cose del genere. Il tutto è poi riflesso da uno specchio messo in maneira obliqua, a 45 gradi.
O forse non è così.
Chi l'ha visto ha qualche idea?
Da lì ci siamo spostai al Palazzo delle Esposizioni, riaperto dopo anni di lavori di restauro.

La costruzione è di per sè imponente e il bianco del recente restauro rende tutto ancora più grandioso. Sulla facciata videoproiezione emusica elettronica.
All'interno l'area espositiva è degna di grandi spazi simili a livello europeo, con attrezzature all'avanguardia, ottima illuminazione e un percorso facile e lineare. Ieri sera c'era eccezionalmente una mostra di videoinstallazioni, per la maggiorparte interattive.
Anche l'arte, come l'intrattenimento e il web, diventa 2.0...
Lo spettatore interagisce con il video e con il sonoro, come nel caso di quella macchina fotografica che scatta foto su cui puoi, durante il tempo di apertura dell'otturatore, disegnare con luci colorate, scrivere e altro. L'opera d'arte la fa lo spettatore. Niente di nuovo, direte, ma è nuovo l'uso così immediato di tecnologie avanzate e costose che lo spettatore può utilizzare come dei giochi. L'arte, alal fine, è un gioco, no?
Bombardati da suoni e immagini usciamo tra la folla di via Nazionale e passiamo attraverso il quartiere di Monti. In via del Boschetto decine di materassi accolgono i camminatori stanchi, sotto la luce di molte lampadine che pendono in mezzo alla strada.
In metro arriviamo al Circo Massimo, dove ci aspetta uno degli eventi di questa Notte Bianca, l'installazione "Massimo Silenzio" di Giancarlo Neri. 10.000 sfere colorate che cambiano colore impercettibilmente occupano tutto lo spazio del Circo Massimo. Ridando vita ad uno spazio che, soprattutto di notte, inquieta più che affascinare.

Ci arrampichiamo sulla collinetta dove un tempo c'erano gli spalti e stiamo lì, a contemplare lo spazio che si muove senza che tu te ne accorga.
Decine di ragazzi forse ubriachi o forse solo stupidi corrono tra le palle di luce a piedi o in bicicletta, sbeffeggiando i custodi che fischiano loro dietro. Il risultato è che più di una volta spazi dell'installazione si spengono, interrompendo la magia...

Dal Circo Massimo torniamo a Monti, in via Panisperna dove in mezzo al traffico proiettano le visioni di Shirin Neshat (in "Passage") che Mariachiara ama moltissimo e che anche a me ha colpito per la pulizia del linguaggio e l'apparente immediatezza e semplicità con cui tratta tematiche forse un po' troppo abusate.

Un piccolo film più che un'opera di Video Arte. Con la musica sempre bellissima di Philippe Glass.
Sono le 5 quando torniamo a via dei Serpenti per andare a nanna, mentre la città attorno ancora brulica di vita...
Magari Roma fosse sempre così.
Il 31 dicembre di quest'anno scadono i punti MillemMglia, i punti con cui Alitalia premia i clienti fedeli, i frequent flyers.

Il che non fa notizia di per sè, a parte per quei poveretti che hanno accumulato miglia su miglia sperando magari tra anni di fare un viaggio intercontinentale o chissà dove.
Il fatto è che Alitalia ha fatto delle mosse che ha me puzzano un po' di truffa... ma è solo una mia idea.
Come si legge sul sito di Alitalia il 31 dicembre chi non avrà utilizzato le miglia si vedrà azzerare il conto dei suoi punti che non potrà utilizzare nei mesi successivi.

Se però il titolare della carta effettuerà due voli con Alitalia (qualsiasi tratta) nei primi sei mesi del 2008, tutti i punti precedentemente accumulati verranno riaccreditati il 30 giugno 2008.
Perchè questo va e vieni di punti?
Considerando che la maggior parte dei frequent flyers che hanno molti punti accumulati viaggiano per lavoro e che quindi naturalmente viaggeranno almeno una volta (andata e ritorno) nei primi sei mesi del 2008, perchè togleire e poi restituire i punti?
La risposta che mi sono dato io è questa:
I punti del programma Milllemiglia, come succede per altri programmi di raccolta punti, probabilmente verranno inseriti come voce passiva nel bilancio, in quanto si tratta di punti che danno diritto a voli gratuiti che tolgono spazio ad altri passegeri.

Non so quanto viene quantificato un punto millemiglia in termini economici ma ci sono due modi per calcolarlo.
1)
Un modo è prendere il costo di un volo nazionale, ad esempio Roma/Milano, che a prezzo pieno, sola andata, costa 304,31 euro e che dà diritto all'accredito di 500 miglia, e calcolare che ogni punto (ogni miglia) corrisponde ad una spesa di circa 0,608 euro.
Se moltiplichiamo questa cifra per le migliaia di persone che effettuano ogni giorno voli su Alitalia e accumulano miglia (alcuni dei quali sono soci di club elite, ulisse e freccia alata, e che quindi guadagnano più punti) ne esce un passivo enorme per Alitalia. Soltanto io, che ho più di 100.000 miglia accumulate, avrei un credito con Alitalia di oltre 60.000 euro.
2)
L'altro modo è calcolare il valore del premio che ottiene il socio Millemiglia.
Prendiamo ad esempio un premio da 80.000 miglia, ossia ad esempio un viaggio andata e ritorno in Giappone. Il costo del biglietto a prezzo pieno è 5339.79, il che vuol dire che ogni miglia ha un valore di 0,066 euro, ossia un decimo dell'ipotesi precedente.
Non so quale dei due Alitalia considera per i propri calcoli (magari nessuno dei due e tutto questo è semplicemente un castello in aria che mi sto costruendo io) ma in entrambi i casi comunque si tratta di cifre molto alte se moltiplicate per ogni viaggiatore Alitalia.
Ora:
Perchè far scadere i punti?
Secondo me perchè così facendo Alitalia si ritroverebbe a fine anno con un consistente attivo in bilancio, una manna per i conti in crisi della comagnia di bandiera, in attesa di un compratore...

E perchè far tornare i punti ai clienti a fine giugno?
Perchè così facendo ritorna un passivo in bilancio (il che significa meno tasse da pagare) che potrà essere recuperato facendo lo stesso giochetto successivamente.
Caso Milleuna Tim

Inoltre, a proposito dei punti Millemiglia, è da segnalare anche la collaborazione tra Alitalia e Tim, sparita nel nulla da un giorno con l'altro. Fino a prima dell'estate era possibile accumulare punti tim (lune) che si potevano trasformare in miglia Alitalia. Ora che i punti Tim stanno per scadere (fino settembre 2007) e che presumibilmente tutti correranno ad accaparrarsi premi, la promozione è stata annullata...
![]()

(traduzione: se ti è piaciuta la vista pensa a quelli che non possono goderne perchè sono ciechi).
A Lady's View, nel Ring of Kerry.
La cappella di Rosslyn

Prima di proseguire guardate questo video (questo) che ho girato a Rosslyn Chapel, per farvi un'idea della magia del posto.
La Rosslyn Chapel è il posto dove, secondo il libro "Il Codice Da Vinci", è celato il Santo Graal, nonchè è il luogo dove ha vissuto e vive la famiglia discendente da Gesù e Maria Maddalena.
Robert Langdon arriva qui, poco a sud di Edimburgo, seguendo questi versi:
The Holy Grail ‘neath ancient Roslin waits.
The blade and chalice guarding o’er Her gates.
Adorned in masters’ loving art, She lies.
She rests at last beneath the starry skies.
Il santo Graal sotto l'antica Roslin attende.
La lama e il calice custodiscono le sue porte.
Adorna dell'arte eseguita dai maestri per amor suo, Lei giace.
Riposa infine sotto il cielo stellato.
Questa chiesa rievoca storie, miti, leggende, romanzi, immagnario pop, ma soprattuto è un gioiello di architettura e simbologia, ricca di statue e decorazioni, stucchi e pietre, racconti e speranze.
Camminare per i suoi pavimenri fatti di tombe, sfiorare le colonne, perdersi nella penombra, chiudere gli occhi, riaprirli, richiuderli e cercare di perdersi...
Rosslyn è un'esperienza che chi viaggia nel Regno Unito non si deve assolutamente perdere.