Ci sono cose che vale la pena raccontare. E altre che sono più interessanti.
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gionapeduzzi(at)gmail.com
Le immagini sacre hanno sempre avuto su di me (fondamentalmente laico) un certo fascino.
Di qualsiasi religione si stia parlando.
A casa ho una bottiglia a forma di Madonna presa a Lourdes con tanto di acqua santa, una candela della santeria ispanica presa da amici negli stati uniti, uno jad ebraico ossia una manina d'argento per leggere la Torah, un teschio di scimmia animista preso in Birmania, una stola del buddismo tibetano presa in Cina, una statuetta di Papa Benedetto XVI presa alle bancarelle dei presepi di Napoli, una bottiglia di liquido sacro presa dagli Haitiani woodoo a Santo Domingo, una collezione di centinaia di immaginette raccolte in tutti questi anni di chiesa in chiesa, un piccolo reliquiario con frammenti delle ossa di S. Anastasia e di S. Urbano regalato da mia madre, una croce piena di ex voto presa in Messico e altre piccoli e grandi cose.
Perchè la religione è una delle cose più potenti che ha inventato l'uomo. E non è un caso che ancora oggi muova persone, idee, guerre e odi. E che molti artisti (di ogni campo) partano dalla religione per raccontare il mondo di oggi. Nel bene e nel male.
Non ero mai stato alla Polizia. Negli ultimi giorni ho girato tre questure. Dopo essere andato in una vicino a piazza Mazzini che mi ha rimbalzato in un altra in piazza Cavour sono finito ad una sull'Aurelia. Il tutto per rifare il passaporto...
In più l'altro giorno hanno cercato di rubarmi un'auto a noleggio che sto usando in questi giorni e sono dovuto andare a fare la denuncia, ma per evitare la fila ci sono andato alle 2 di notte.
Ore pasoliniane, popolate da prostitute, delinquentelli e manganelli.
Ma almeno in pochi minuti ero di nuovo fuori...
Stamattina su Rai Due c'era la replica di una puntata della "Sposa Perfetta". Anche su Raisat Extra c'era una replica della "Sposa Perfetta". E anche su Sky Vivo c'era una puntata della "Sposa Perfetta".
Preceduta da una replica di una puntata dell'"Uomo perfetto".
Tutto perfetto, no?
Giornate di bianco e di nero.
Il bianco del latte appena munto che un contadino mi regala e io faccio bollire per una sterilizzazione casareccia: denso, panna, buono, profumato.
Il nero delle prostitute nigeriane che ingombrano i marciapiedi a due passi dalle fattorie, appena fuori Roma.
Chissà se hanno mai bevuto il latte appena munto...
Il bianco e il nero.
Sono appena tornato dalla prima di "Io Ballo". E voglio chiedervi subito una cosa: andatelo a vedere.
Un consiglio: lasciate a casa i pregiudizi che io stesso mi sono portato dietro e che dopo due minuti erano già scappati a gambe levate. C'è chi storce il naso di fronte ai volti televisivi prestati al teatro, e io spesso sono uno di quelli, ma questa volta è diverso.
Il testo, scritto dal bravissimo Chicco Sfondrini, gioca tra realtà e reality e tra reality e fiction, raccontando, un po' come in 'Chorus line', i pensieri dei ballerini, il tutto magistralmente raccontato da Garrison e Federico (il vincitore di Amici), in un ritmo preciso e senza sbavature. Il risultato è lontano anni luce dalla tv, e vicinissimo al teatro di alta, altissima qualità. Non per niente i ballerini in scena sono tra i più bravi sulla piazza (vedi Anbeta o Jose, ma anche Maria e Gianni, indimenticabile nel rock 'n roll acrobatico che ha studiato da bambino). A tutto questo si aggiungono sei dei 39 fratelli Vivancos (i fratelli di Cristo, uno dei finalisti di 'Amici') che assieme al loro parente famoso danno vita ad alcuni numeri di flamenco che tolgono il fiato e fanno urlare le ragazze più o meno giovani di gridolini ormonali.
Memorabile poi anche la scena tra Jose, Leon e Cristo che giocano tra loro usando la danza classica come un pretesto, facendo rimbalzare tra loro battute che sono scritte talmente bene che sembrano spontanee.
Bello. E bella l'atmosfera in sala (tra cui si riconoscevano quasi tutti i personaggi che ruotano attorno ad Amici e non solo) con il finale tutti in piedi a ballare e a cantare, travolti dall'atmosfera.
Al teatro Olimpico, a Roma
Al ritorno in fretta e furia dalle vacanza di Pasqua (durate poco più di 48 ore) cosa ti può succedere di peggio se non aspettare un'ora davanti al nastro trasportatore senza veder arrivare la valigia, fare denuncia, scoprire dopo un po' di ore che la valigia è finita in calabria e che te la rispediranno, ma non si sa quando...?
Forse è giusto, come sembra dalle notizie di questi giorni, che Alitalia sia acquistata da Aeroflot, la vetusta compagnia russa...
Il sangue pompa sotto pelle forte e caldo. Brividi e sudore. Mi giro. Serro gli occhi. Mi giro di nuovo. Respirare fa quasi male. La gola è arida e rovinata. Sul petto pesa qualcosa che non vedo. La testa sembra troppo piena e a ritmo con il cuore fa male, malissimo. Non ho equilibrio, barcollo, mi perdo. Che ore sono? non lo so. Cerco a tastoni il cellulare. La luce del display mi fa male agli occhi. E' presto, ma è tardi. Non ha molto senso l'ora... Mi ributto sul letto. Poco dopo mi addormento.
Mi sa che mi sono beccato l'influenza...
Perchè da un po' di tempo a questa parte tutti parlano di rugby?
A furia di sentire nominare questo sport ho pensato che mi sarei dovuto anche documentare su chi siano i fratelli Bergamasco, che tutti nominano quando si parla di rugby italiano...
Ma cercando notizie su di loro su internet ogni due per tre spuntano foto dei due fratelli nudi con il pallone da rugby di fronte alle parti più private..
Non bastavano i calciatori, i tiratori di scherma, quelli del nuoto e della pallacanestro?
Chissà se sono fidanzati con qualche letterina...
E' un periodo che sento di aver bisogno di un Maestro.
Un Maestro che mi insegni delle cose.
Ho mille domande in testa e spesso non so a chi porle. Sul vita e sul lavoro.
E spesso mi ritrovo io ad essere un Maestro, senza nemmeno aver completato il mio percorso da allievo.
In molti vengono a chiedermi delle cose e mi prendono com punto di riferimento. La cosa mi riempie di orgoglio, ma mi sento spesso inadeguato.
Questo mondo va proprio al contrario.
Via Tuscolana a Roma è un luogo quasi totalmente privo di fascino. Casermoni costruiti senza gusto poggiano su negozi di vestiti tutti uguali, macchine sfrecciano verso il centro o verso i Castelli Romani, guppetti di giovani tutti simili tra loro si annoiano poggiati sui motorini, commentando le ragazze troppo truccate che camminano sui larghi marciapiedi. Il nulla.
Ma c'è un luogo su via Tuscolana che emana fascino al solo nominarlo: Cinecittà. Decine di persone sostano continuamente fuori dall'ingresso principale, sperando di intravedere attraverso i vetri delle macchine i volti di attori noti o di personaggi di reality show, fotografandosi sotto la scritta vintage "CINECITTA'".
Io ogni mattina esco dalla metropolitana e passo tra queste persone entrando attraverso i tornelli, dopo aver strisciato il pass che mi accompagna da 4 anni...
Una volta dentro a Cinecittà ti si apre un mondo. Quelle mura hanno visto nascere le grandi rivoluzioni dello spettacolo italiano: dal cinema di Visconti a quello di Fellini, fino alla casa del Grade Fratello e quella di Amici. Il mio percorso di solito è diretto: dai tornelli, allo studio 1 e viceversa. Ma, a volte, quando ho un po' di tempo libero, mi piace curiosare tra le rovine di set e gli studi, tra i laboratori e gli uffici. Guardiani permettendo. E anche per me è sempre emozionante.
Uno dei posti che da sempre mi affascina di più è il laboratorio di Sculture di De Angelis: all'interno diversi artigiani lavorano a pezzi di scenografie che finiranno in film girati da registi di tutto il mondo, all'esterno decine di sculture, colonne, mamozzi, fontane, pezzettini di Kolossal, di vecchi e nuovi peplum. Affascinantissimo.
Nel retro sono accumulati gli scarti, le "rovine" come le chiamano gli artigiani del laboratorio. E un cartello, curioso e surreale come tutta Cinecittà, invita a non calpestarle...