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Ci sono cose che vale la pena raccontare. E altre che sono più interessanti.

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martedì, 27 febbraio 2007

Domenica ho fatto una giornata a spasso per la città in cui vivo, scoprendo luoghi mai visitiati, e riscopendone altri dove sono passato mille volte.

La mattinata è partita dalla via ostiense dove Mariachiara mi ha portato in un posto strano e straniante, un museo archeologico allestito all'interno di una ex centrale elettrica, la Centrale Montemartini. Si tratta di una sede staccata dei Musei Capitolini, con molte opere esposte qui per la prima volta. Ma la cosa interessante è proprio il riutilizzo di uno spazio industriale che probabilemente sarebbe andato distrutto.

Il contrasto tra il bianco e la levigatezza delle statue antiche stride e si scontra con il grigio e l'unto delle macchine industriali.

Da visitare.

Più tardi ci spostiamo alle fosse ardeatine, dove i nazisti compirono il massacro di oltre 300 prigionieri italiani.

Un salto alla monumentale chiesa di San Paolo fuori le mura e il suo bellissimo chiostro medioevale.

Per finire con una passeggiata lungo l'appia antica, dalla chiesa del Quo Vadis, passndo per le catacombe di San Callisto fino alla tomba di Cecilia Metella. Da quelle parti non sembra nemmeno di stare a Roma, sensazione confermata di lì a poco quando un gregge di pecore ci ha attraversato la strada belando...

Postato da: creativamente a 17:25 | link | commenti (1) |

venerdì, 23 febbraio 2007

Ieri ho trovato per caso, persa nei meandri del mio ipod, una canzone che mi ha riportato indietro di 15 anni.

Una delle poche melodie da adulto che mi ricordo di aver cantato quando ero bambino, complice una cassetta di mio padre (una delle pochissime) che si ascoltava nel mangiacassette mezzo rotto che avevamo in salotto.

Era la seconda metà degli anni '80 e la canzone si intitolva "Uccelli". A cantarla era Franco Battiato.

Aprono le ali
scendono in picchiata atterrano meglio di aeroplani
cambiano le prospettive al mondo
voli imprevedibili ed ascese velocissime
traiettorie impercettibili
codici di geometria esistenziale

Ancora oggi me la ricordo a memoria.

Postato da: creativamente a 18:20 | link | commenti (2) |

mercoledì, 21 febbraio 2007

Nella vita capitano incontri inaspettati, che durano solo pochi minuti, poche ore o pochi giorni, con delle persone che ti insegnano a guardare le cose da un altro lato, che ti indicano una strada, che ti insegnano a capire un sentimento, che ti danno una mano senza che tu te ne renda conto, e senza che nemmeno loro se ne rendano conto.

Ed è bello. Molto bello.

Postato da: creativamente a 19:55 | link | commenti (4) |

lunedì, 19 febbraio 2007

Nell'era dela tecnologia anche l'amore si esprime in canali diversi.

E' impressionante vedere come, durante i concerti, centinaia di mani siano protese verso il palco impugnando un telefonino acceso su cui brilla la parola "amore", durante le canzoni più romanitiche e sentimentali.

Tutti a far sentire alla persona amata una canzone importante contemporaneamente urlata da migliaia di gole aperte e un po' stonate.

Perché, mi chiedo, la persona suddetta non è venuta al concerto? Forse non ama particolarmente il cantante... e allora perchè costringerlo a sentire rumori e urla sul sottofondo di una canzone che non ama particolarmente?

(Nella foto il concerto romano di Tiziano Ferro, l'altra sera al Palalottomatica)

Postato da: creativamente a 15:06 | link | commenti (8) |

venerdì, 16 febbraio 2007

Lo stato sovrano più piccolo del mondo si chiama Principato di Sealand (Principality of Sealand) ed è un unicum nella storia geopolitica mondiale. Seppure non sia riconosciuto dalle Nazione Unite, è uno stato che ha un inno nazionale, conia monete, stampa francobolli e ha una popolazione di massimo cinque persone. La superficie totale è di poco più di 500 metri quadri.

La storia è singolare:

Tutto è cominciato durante la seconda guerra mondiale, quando la marina militare inglese costruì una sattera su cui poggiavano due piloni che sostenevano una base militare con tanto di pista per l'atterraggio di un elicottero. La zattera venne portata al punto desiderato e poi venne allagato lo scafo per farla affondare e darle stabilità. Dall'acqua a quel punto spuntavano solo i due piloni e la struttura superiore cui venne dato il nome di  Roughs Tower.

Alla fine della guerra la strutture venne abbandonata dalla marina e nel 1967 venne occupata da Paddy Roy Bates che ne proclamò la sovranità.

Da quel momento in poi la storia di Sealand è costellata di piccoli e grandi attacchi militari, guerre e processi. Un po' come la storia di tutti gli stati.

Ad un certo punto iniziò anche ad emettere passaporti (fino a 150.000) che vennero venduti un po' in tutto il mondo e usati per traffici illegali, così qualche anni fa vennero ritirati. (pare che anche nell'omicidio Versace siano spuntati fuori dei passaporti di Sealand)

Ora la nazione è stata messa in vendita al miglior offerente, il prezzo stimato si aggira attorno ai 750 milioni di dollari. Chi la vuole comprare? Altrimenti vi potete accontentare dei souvenir, o dei titoli nobiliari di Sealand, in vendita per pochi euro.

Come Sealand ci sono decine di altri stati simili, ad esempio: Atlantium.

Postato da: creativamente a 12:10 | link | commenti (5) |

lunedì, 12 febbraio 2007

Ci sono luoghi che, in tutto il mondo, sono capaci di evocare emozioni.

Uno di questi è la campagna toscana.

Questo weekend sono stato con Maria Chiara in provincia di Siena per due giorni bellissimi.

Siamo partiti sabato mattina per arrivare a San Casciano dei Bagni dove subito ci siamo tuffati nelle vasche calde di Fonteverde, un luogo lussuoso e fantastico dove delle vasche termali si affacciano sulla campagna. I fumi del calore che sale dall'acqua contribuiscono a rendere tutto ancora più magico.

E mentre le bolle dell'idromassaggio salgono verso l'aria che si fa più fredda, il sole scende tra le nuvole dietro alle colline. Le luci delle piscine si accendono e l'acqua sembra più calda.

Usciti dalle terme raggiungiamo l'agriturismo che abiamo prenotato da Roma. Ci aspetta una suite in stile toscano con vasca idromassaggio e terrazza sulle colline.

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In serata ci abbuffiamo di cinghiale e selvaggina fino a non poterne più.

Il giorno dopo scivoliamo tra le colline bagnate dal sole dove non ci sono macchine nè case. Arriviamo a Montepulciano dove giriamo tra le cantine e le vie medioevali. Ancora a tavola e poi a Pienza, il paese del pecorino.

Mentre tramonta raggiungiamo di nuovo l'auostrada che ci riporta a Roma dove arriviamo felici e rilassati. Come due giorni possono fare tanto.

noi a san casciano

Un weekend di amore, bei posti, buon cibo, sole, terme e fantasia.

Se ci fossimo mossi a rallenty e tra una scena e l'altra ci fosse stata una dissolvenza da trenta frame, saremmo potuti essere nel bel mezzo di un RVM di un'esterna di "Uomini e Donne". Con tanto di colonna sonora pop (vari CD di Tiziano Ferro).

Ed è stato così bello...

Postato da: creativamente a 21:39 | link | commenti (9) |

mercoledì, 07 febbraio 2007

Se Azouz della strage di Erba diventa un modello (come riportato dalle principali agenzie di stampa) allora ho qualche speranza di diventare astronauta. Basta che faccia sterminare la mia famiglia, d'accordo con i vicini.

Postato da: creativamente a 14:51 | link | commenti (2) |

Perchè, nonostante io mi impegni, non riesco proprio a capire le regole del football americano?

Postato da: creativamente a 14:46 | link | commenti (3) |

lunedì, 05 febbraio 2007

Da quando ho l'ipod faccio fatica ad uscire di casa senza.

La conseguenza è che ogni metro e ogni passo della mia vita ha una colonna sonora.

Se mi porto il mio ipod video tutto è ok: scelgo prima (o mano a mano) che canzoni accompagnano i miei viaggi solitari.

Se invece però porto con me il nuovo mini shuffle che mi hanno regalato a Natale può capitare che dopo una romantica ballata di Vasco Rossi che mi trasporta in pensieri piacevoli e lontani e che fa perdere il mio sguardo e rallentare i passi, parta, senza soluzione di continuità, Bomba un movimento sensual...

E allora cerco velocemente il piccolo aggeggio nelle varie tasche per non rovinare l'atmosfera... Invano.

A proposito di questo non vorrei essere nei panni di qulla signora che l'altra sera mi ha beccato sotto il ponte accanto a casa mia mentre cantavo (probabilmente a squarcia gola) 'Ti scatterò una foto' di Tiziano Ferro...

Postato da: creativamente a 23:16 | link | commenti (3) |

sabato, 03 febbraio 2007

In queste ultime due settimane ho girato un po' su e guù per l'italia per lavoro, una toccata e fuga qua, una toccata e fuga là.

Ormai mi sono abituato a viaggiare da un aeroporto all'altro e ritorno anche nello stesso giorno, oppure fermarsi a dormire in un grande albergo con le camere sempre uguali. Da una parte è stressante, dall'altra è affascinante e ti permette di (ri)scoprire posti unici.

Come la Villa del Balbianello, a Lenno, sul Lago di Como, dove ero stato diverse volte quando ero piccolo...

Oppure l'atterraggio all'aeroporto di Bolzano, chiuso tra le montagne sporche di neve.

Per salire da lì fino alla Val Venosta dove, seppure sia territorio italiano, tuti parlano tedesco.

Per finire al confine con l'Austria, a Passo Resia, dove un paese è stato sommerso con la creazione di un lago artificiale. Le case furono distrutte con l'esplosivo, ma il campanile romanico fu salvato e spunta al centro del lago. In questi mesi ghiacciato e coperto di neve. Affascinante.

Postato da: creativamente a 19:19 | link | commenti (7) |

venerdì, 02 febbraio 2007

Diario Birmano
 
Ottavo e nono giorno
Pagan e la valle magica
 
04/01/2007 h 18:00
 
Ci svegliamo presto per visitare una delle pagode più venerate di Mandalay, con una statua di Budda completamente ricoperta di lamine d’oro. Già di mattina presto c’è una folla di fedeli che prega e venera la statua, ma soltanto gli uomini possono avvicinarsi, le donne sono tenute a distanza.
Con un aereo voliamo a Pagan, dove atterriamo dopo una mezz’oretta di volo. Una guida molto anziana con un inglese perfetto (retaggio coloniale) e i denti rossi di betel ci guida tra le costruzioni infinite che compongono uno dei siti archeologici più belli al mondo.
Centinaia di stupa e zedi, risalenti al X-XII secolo, disseminati in una pianura arida e polverosa che già al primo sguardo sembra magica.
Con la macchina giriamo tra le costruzioni, infilandoci in quelle principali e in altre a caso. Ognuna è dipinta o scolpita con uno stile diverso. Alcune sono buie e serve una pila per illuminare le opere, altre sono restaurate, altre sembrano mai state visitate da anima viva. Torniamo indietro di mille anni, ma appena si svolta l’angolo ecco un mercato o una strada carica di bestiame e mercanzie. Qui ci sono molto turisti (molti per essere in Birmania) ma quasi non si vedono. Si perdono in mezzo alla popolazione locale che in questo periodo è ancora più numerosa perché è accorsa alla festa di Anande, un pwe, ossia una festa locale dedicata ai Nat, le divinità che si affiancano al budda nella religione birmana.
Al tramonto ci arrampichiamo su un tempio tra i più alti. All’inizio siamo soli poi si accalcano numerosi turisti da tutto il mondo, tutti lì per vedere il tramonto sulla valle. L’atmosfera poi si fa ancora più magica quando il nostro accompagnatore ci racconta una storia che si narra sulla valle dei templi di Pagan. ‘Da qualche parte a Pagan’ è il titolo, ‘Somewhere in Pagan’. Racconta in inglese e io traduco. Accanto a noi si fa una piccola folla che ascolta rapita.
“C’era una volta una principessa. Era bella, bellissima. Era la prima figlia del re di Pagan e viveva nel palazzo, senza conoscere l’amore. Le sue giornate le passava nel giardino, con le sue amiche, oppure al tempio, dove andava a pregare.
Un giorno, mentre è assorta nelle orazioni al Budda, sente il suono di un arpa. Il suono è meraviglioso e incantato, e la principessa ne è totalmente rapita. Ma non può lasciare le preghiere e così continua a snocciolare il suo rosario, con gli occhi rivolti verso la statua del Budda. Finite le orazioni corre verso il giardino, ma non trova più né il suono né il musicista che produceva quel suono.
Passano i giorni e la principessa spera, ogni volta che si reca al tempio, di sentire di nuovo quel suono. Ma non ode niente.
Fino a che, un giorno d’autunno, eccolo di nuovo.
E’ un suono melodioso e magico, unico e raro. La principessa questa volta abbandona le preghiere e corre verso il giardino. Sotto un tamarindo ecco il suono, e con il suono ecco l’arpa birmana, e con l’arpa ecco il magnifico essere che suona. E’ un ragazzo bellissimo, giovane e dai lineamenti semplici ma con le mani grosse. E’ intento a far scivolare le dita sulle corde e non si accorge della principessa che gli sta di fronte.
Finita la melodia alza gli occhi e vede la principessa che, ammutolita dalla bellezza del suono e del ragazzo, non dice niente. Il ragazzo se ne va, ma il giorno dopo torna. E di nuovo la principessa si incanta a guardarlo e a sentirlo, ai piedi del tamarindo. E così per diversi giorni, fino a che la ragazza prende coraggio e si presenta al giovane che però dice di sapere benissimo chi lei sia, ma di non essersi mai fatto avanti perché lei è la principessa, e lui un semplice e povero contadino. Per molto tempo non si era fatto vedere perché lavorava ai campi, ma ora il tempo del raccolto era finito, e poteva dedicarsi al suo strumento. Tra i due nasce, fulmineo, l’amore, con la velocità che solo questo sentimento può avere e con l’intensità che caratterizza il solo e unico amore della vita. I due trascorrono le giornate più belle delle loro vite.
Un giorno la Regina li sorprende nel giardino, spiandoli da dietro uno stupa. Spaventata dalla differenza sociale vorrebbe impedire quell’amore, ma il legame che la lega alla figlia glielo impedisce, e così fa finta di niente.
Ma passano pochi giorni e anche il Re viene a sapere dell’amore della figlia. Così la convoca a palazzo e le impone di lasciare il giovane contadino. La figlia scoppia in lacrime e si accascia a terra, ma ripete che non lascerà mai il suo amore, anche a costo della vita.
Così il padre fa convocare il contadino che obbliga a lasciare la figlia. Il contadino per la forza dell’amore vorrebbe disubbidire al sovrano, ma il suo dovere di suddito, che viene prima di tutto, gli impone di seguire il volere del suo Re. La principessa gli si butta al collo e gli ribadisce la grandezza del suo sentimento. I due rimangono abbracciato per momenti, ore, eternità. Il Re è combattuto, ma sa che non potrà che fare una scelta. Una scelta da sovrano. Così chiama alcuni uomini e ordina loro di costruire un muro attorno alla coppia abbracciata, e mentre il muro cresce aumenta il pianto della Regina. Ormai i corpi della principessa e del contadino sono circondati quando il Re ordina di chiudere la costruzione con una piramide, costruendo uno zedi. Così, pietra dopo pietra, si sigilla per sempre l’amore della giovane coppia, sepolta viva. La Regina piagendo si butta sulla scalinata della costruzione e muore per il dolore. Il Re assiste alla scena in lacrime, sapendo che non poteva che agire così. Il dovere di un sovrano verso il regno e i sudditi deve essere per forza più grande dell’amore che un padre ha per una figlia. Così, da qualche parte a Pagan, c’è ancora una costruzione, uno zedi, al cui interno riposano, per sempre abbracciati, i corpi della principessa e del contadino con l’arpa birmana.”
Il sole tramonta e in silenzio scendiamo verso terra.
In serata passeggiamo tra le bancarelle della fiera del pwe e poi andiamo a letto. Sereni.
Stamattina facciamo colazione in giardino, scaldati dal sole che già da un po’ illumina Pagan. Un conoscente del nostro accompagnatore ci porta da alcuni suoi amici che hanno una vecchia barca di legno cui hanno aggiunto un motore di auto. Con le mani sporche di grasso due ragazzi fanno partire la barca che, rumorosamente, si muove sul fiume.
Dall’acqua si intravedono le piramidi di Pagan. Siamo sul grande Ayerwaddy, il fiume più grande della nazione che divide n due lo stato. Dopo poco attracchiamo dall’altra parte del fiume, arenandoci in una specie di secca che il fiume lascia nella stagione arida, ritirandosi. Qui, su un terreno a metà tra la sabbia e il limo, si accampano alcune famiglie di nomadi che in estate lavorano i campi in montagna e in inverno vengono a pescare lungo il fiume.
Sono poverissimi e vivono in piccole capanne fatte di bamboo.
Senza servizi, senza acqua, senza elettricità, senza niente.
bimbo nomade
Vivono lontani dal mondo, dalle ricchezza del mondo, dalle opportunità del mondo, ma anche dai problemi del mondo. Per avere acqua potabile scavano buche nel terreno che filtra il fiume per poterlo bere. Per mangiare c’è il pesce e qualche animale domestico che scorrazza tra le casupole. Per i soldi ci sono i galli, che portano ai combattimenti clandestini guadagnando sulle scommesse. Uno dei ragazzi della barca parla con un giovane del piccolo villaggio che scompare e torna dopo poco con un gallo che avvicina ad un altro. Istantaneamente i due gonfiano il collo, le piume diventano una corona, e inizia un piccolo combattimento. Artigliandosi, beccandosi, colpendosi.
Dopo poco li dividono, uno dei due rischia la morte. Tutti ci fissano straniti, qui i turisti non vengono mai, anche perché la zona è difficilmente raggiungibile.
Risaliti in barca attracchiamo poco dopo dove ci aspetta una carrozza che ci porta al mercato dove facciamo qualche acquisto e poi in un palmeto. Qui si beve il liquore di palma, uno strano liquido che viene raccolto da frutti di palma tipo cocchi e che il mattino viene usato come zucchero (bollito e filtrato) ma che dopo mezzogiorno inizia a fermentare, a causa del lievito contenuto nel liquido. La fermentazione lo rende alcolico e per questo molto appetibile per le popolazioni povere birmane. Il sapore è dolce e acido al tempo stesso, lontanamente ricorda la birra… Il pomeriggio visitiamo il museo e velocemente ci spostiamo all’aeroporto dove l’ultimo volo nazionale ci riporta a Yangon.
 
Il viaggio in Birmania è stato pieno di emozioni forti, contrastanti piene e diverse. Raccontarlo mi ha fatto rivivere alcuni momenti, probabilmente questo resoconto è stato tirato troppo in lungo, e forse vi ha annoiato. Ma avevo bisogno di scriverlo.

Postato da: creativamente a 09:48 | link | commenti (2) |