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Ci sono cose che vale la pena raccontare. E altre che sono più interessanti.

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venerdì, 30 giugno 2006

Cammino per strada. E' venerdì sera eppure tutto è immobile. Silenzio. Soltanto qualche macchina interrompe la sospensione della realtà che fa sembrare Roma una città post atomica.

Invece si tratta "solo" dei mondiali di calcio.

Le finestre sono tutte aperte, per cercare  se non di far entrare aria fresca, almeno di permettere all'immobilità della stanza di non essere così immobile. Sui soffitti vibra il riverbero della luce della tv. Più sotto immagino facce incollate allo schermo, un po' sudate, un po' agitate, un po' tese. Guardo bene dentro alle poche macchine che si muovono e vedo i guidatori stranamente più lenti del solito, tutti intenti a guardare la strada. Ma non è la strada che guardano, è un campo immagnario che si materializza sul loro parabrezza ascoltando la radiocronaca della partita, maledicendo il fatto di dover stare per strada per un impegno che non si può rimandare.

D'un tratto un urlo.

Un altro.

Un altro ancora.

All'unisono da tutte le finestre, da tutti i portoni, da tutte le macchine.

E così in tutta la città, in tutta Italia.

Trombe. Clacson. Campane.

La nostra squadra ha segnato.

C'è chi si starà abbracciando asciugandosi il sudore del viso nel trucco della moglie stretta tra le braccia come non mai, c'è chi si è alzato in piedi, rovesciando la birra che aveva appoggiato sul bracciolo della poltrona per accendersi l'ennesima sigaretta, c'è chi si era distratto proprio in quel momento per andare in bagno a fare pipì, ed è costretto a tornare in fretta e furia, bagnandosi e bagnando tutto attorno pur di vedere il replay: per pulire ci sarà tempo. C'è chi, semplicemente, sorride.

Domani gli ascolti segneranno cifre astronomiche.

Ma tra quegli spettatori io non ci sarò, mi affascina questa comunanza di cuori e passioni, ma non riesco a farne parte. Un po' mi spiace. E un po' no.

Postato da: creativamente a 22:39 | link | commenti (4) |

giovedì, 29 giugno 2006

Palermo è una città da vedere. E mi sono pentito di non esserci passato fino all’altro giorno, quando ci sono dovuto andare per lavoro. E la sera me la sono ritagliata per girare per la città con un amico che non vedevo da tanto. Il mio albergo era nel centro storico, in una via stretta e un po’ decadente, piena di venditori di biciclette ed extracomunitari. Tra i palazzi, oltre ai panni stesi, anche degli striscioni contro la prostituzione.
Passano a prendermi e via verso il mare per un aperitivo.
Seduti su tappeti orientali, con il sottofondo di un piccolo gruppo jazz, a solo un paio di metri dal mare, beviamo vino bianco e il mondo sembra lontano anni luce.
E da lì via di corsa verso Mondello, la zona di mare. Qui uno spuntino a base di ostriche cozze e polipi. Fa caldo e c’è afa, ma il pesce è buono e scivola veloce dentro lo stomaco. Due passi sul lungomare e via in macchina verso il centro, per un tour delle tappe principali e l’architettura arabo-normanna.
Quando ci fermiamo per mangiare un panino con la milza e uno con le panelle (prodotti tipici palermitani) passeggiamo tra le vie piene di gente, nonostante fosse solo martedì.
Appoggiate alle macchine due donne grasse, sopra i quarant’anni, mostrano la loro carne stretta da minigonne e body. Sono prostitute e stanno in mezzo alla gente. E in mezzo alla gente passano e scelgono anche i clienti.
Da lì ci spostiamo a prendere qualcosa da bere in un quartiere affollato di ragazzi che camminano avanti e indietro. Individuo diverse persone che mi vedo passare davanti almeno 4 o 5 volte. Lo struscio.
Non so se vivrei mai a Palermo, se c’è molto che mi affascina c’è molto anche che mi respinge: il tassinaro che cerca di fregarti, la signora che ti fa aspettare mezz’ora prima di servirti, la spazzatura che riempie ogni angolo...
Certo però voglio tornarci presto da queste parti, e starci più a lungo.

Postato da: creativamente a 17:19 | link | commenti (3) |

lunedì, 26 giugno 2006

La riveira romagnola è un circo da non perdere.

Da una parte corpi gonfiati di silicone e unti di olio di cocco stretti in costumi invisibili accanto a muscoli gonfi e guizzanti intrappolati in slip adamitici dolceegabbana, dall'altra parte vedi grassoni arrossati con pelo ovunque accanto a donne di cellulite nascoste tra cappelli enormi e giornali di gossip.

Tutti ad affollare lo spazio tra ombra e sole della lunga spiaggia di Rimini Riccione & co.

E la sera tutti in discoteca: la superfice di corpo che rimane coperta aumenta di pochi punti percentuale, l'olio di cocco è sostituito da crema idratante e scivolosa, i capelli si muovono nell'aria calda di sudore e vapori, e sotto i capelli i corpi. Tutti con gli occhi attenti a cogliere sguardi che si concedono facilmente, sorrisi che non si risparmiano, carezze che non mancano. Ce n'è per tutti al circo della riviera, nelle discoteche gremite ("murate" dicono qui), di gente "solo in lista" e in grado di pagare come oro cocktail semplici e poco alcolici. E tutto per stare accanto a qualche calciatore, a qualche vip della tv, a qualche imprenditore o a qualche velina. E magari una di loro, come il papa, dispenserà un suo gesto o uno suo sguardo anche a te, e allora ti sembrerà di stare al settimo cielo. E anche quella un po' cicciotta che ai tuoi amici è sembrata un comodino, e che ti sei portato a letto nell'albergo a due stelle "Dalla Marisa", ti sembrerà una modella della tv.

Il potere della suggestione.

La magia della riviera.

Postato da: creativamente a 14:55 | link | commenti (4) |

giovedì, 22 giugno 2006

Ci sono gallerie d'arte che sono esse stesse opere d'arte. un esempio ne è la lift gallery, un esperimento (che va avanti ormai da cinque anni) di galleria nell'ascensore di un condominio. Tutto è partito da Roma, ma l'associazione permette di aprire una lift gallery "in franchising" mettendo d'accordo il vicinato e l'amministratore di condominio. e così ne sono spuntate altre a Firenze e a Trieste.

aspetto l'inaugurazione della prossima mostra per far un salto (dicono che ci sia un buffet di torte salate fatte in casa e vino rosso...)

ringrazio un lettore assiduo di questo blog che mi ha segnalato il sito...

Postato da: creativamente a 23:32 | link | commenti (2) |

l'altro giorno sono passato a vedere una parte del baskate sunday 2006, una gara di evoluzioni su skate che si è svolta a testaccio in mezzo alla strada. non so perchè ma vedere questa gente che sembra sfidare la gravità e il buon senso sotto le note ritmate di uno stereo che spara hip hop mi piace moltissimo. è quasi rislassante. e mi ricorda molto il mio inverno a New York.

Postato da: creativamente a 11:05 | link | commenti (5) |

martedì, 20 giugno 2006

Giro distratto da un canale all’altro della tv in una rotazione che da quando ho messo SKY sembra infinita. Intanto sono al telefono e contemporaneamente nella pentola mi rigiro la cena. D’un tratto sento una canzone che mi riporta indietro di qualche anno. E’ la tv, è il Festivalbar. E lì sul palco c’è David Bisbal, uno dei reduci della prima edizione spagnola di Operazione Trionfo (operation triunfo). Subito dopo il successo nel reality fece un singolo che fece ballare la Spagna intera per tutta un’estate e oltre: il titolo è Ave Maria, ma la madonna non ha niente a che fare con il testo della canzone che racconta piuttosto dell’adorazione per una donna che non si sbottona…
Ave María, cuando serás mía
Si me quisieras, todo te daría
Ave María, cuando serás mía
Al mismo cielo, yo te llevaría.
Beh, quando ho sentito per la prima volta questa canzone (era il 2002)  ne sono uscito pazzo. Trovo che sia uno di quei tormentoni che ti entrano in testa e che ti escono difficilmente. E poi c’è il ritmo: pop quanto basta, latino quanto basta (cioè tanto).
La canzone, Ave Maria, è contenuta in un cd che si intitola Corazon Latino di cui non vi dovete perdere la canzone che dà il titolo all’album e Lloraré las penas, come non vi dovete perdere la canzone che dà il titolo al cd successivo di Bisbal: Buleria che, uscito due anni fa, ci metterà un altro paio d’anni prima di arrivare da noi.

Postato da: creativamente a 23:48 | link | commenti (5) |

lunedì, 19 giugno 2006

Il mercato di Porta Portese a Roma è un'istituzione famosa in tutt'Italia e non solo, un po' come Portobello a Londra. Qui si trova di tutto e a prezzi bassi. Magliette a un euro e cellulari rubati, carni sottovuoto dalla Russia e mazzetti di salvia allucinogena, castagne arrosto ad agosto e panini alla porchetta.

Ma la cosa più bella è la gente.

Senti parlare tutte le lingue del mondo in quel mercato. Sia dalla parte di chi vende (le zone del mercato, regolare e abusivo, sono ben divise per zone geografiche) che dalla parte di chi compra. C'è chi cerca la collanina etnica da abbinare al vestito comprato da Etro in centro, chi la maglietta con la stampa di Lupin III da mettere sotto la giacca di Dolce e Gabbana, c'è chi compra incenso e candele per la sua camera in condivisione con altri studenti, chi su vuole fare la batteria di pentole nuove e non ha abbastanza soldi nemmeno per andare all'Ikea, e poi ci sono i nuovi poveri, gli immigrati, che qui fanno la loro spesa di beni di prima necessita fino al lusso, che so, una giacca di pelle a 15 euro o una stampa di Canaletto per la cucina a 5 euro. 

Tutto qui è esagerato, dai prezzi (bassisimi) alla qualità (bassissima), dal rumore (altissimo) agli odori (fortissimi), dal melting pot (molto vario) al sudore che ti cola dalla fronte per il caldo e la ressa.

E' un tuffo in un mondo che fa sembrare Roma un po' più europea.

Postato da: creativamente a 16:26 | link | commenti (1) |

sabato, 17 giugno 2006

quando l'arte (pop) entra nel pop.

in questi giorni imperversa una pubblicità della swatch che ha cme protagonista i Blue Man di cui avevo parlato qualche post fa, recensendo un loro spettacolo visto a New York.

(il blue man group è stato anche il pezzo forte dei mega festeggiamenti che la swatch ha fatto a lugano qualche settimana fa per il 333 milionesimo orologio)

Un po' come quando i Momix ballavano nello show del sabato sera di Fiorello.

Sono questi i crossover più belli. Il vero postmoderno.

Postato da: creativamente a 20:46 | link | commenti |

venerdì, 16 giugno 2006

I miei fratelli mi hanno passato un cd che ultimamente gira (forse troppo) sul mio ipod. Il bello è che proprio non è il genere di musica che ascolto di solito...

il disco si intitola Tradimento, ed è di Fabri Fibra

se vi capita ascoltatelo...

Postato da: creativamente a 12:42 | link | commenti (4) |

giovedì, 15 giugno 2006

oggi mi è capitato tra le mani un foglio scritto da un ragazzo di 23 anni. era un modulo ufficiale. scorrendo le righe ho notato un preoponderante uso delle k, delle abbreviazioni e di modi di dire gergali tipici del parlato. Ho chiesto al ragazzo come mai avesse scritto in quel modo su un documento e lui mi ha risposto che ormai non sa più scrivere se non così, abituato a farlo negli sms, le uniche volte in cui usa la parola scritta...

gli sms ci salveranno dall'analfabetismo. forse.

Postato da: creativamente a 17:32 | link | commenti (5) |

mercoledì, 14 giugno 2006

Ogni volta che dico a qualcuno che sono nato a Cantù inizia la tiritera di "Marco Ranzani di Cantù", un personaggio di Albertino e Dj Angelo che da qualche anno imperversa su Radio DJ e su Zelig.

Visto che io non ascolto la radio, e Zelig non mi piace, non l'ho mai sentito. Acche se conosco i tormentoni per colpa del luogo che mi ha dato i natali.

Comunque per non farmi cogliere impreparato la prossima volta, ho comprato il nuovo libro del Ranzani, il mobiliere che pensa solo al grano, con cd annesso.

Alta cultura.

Postato da: creativamente a 01:34 | link | commenti (2) |

martedì, 13 giugno 2006

ho scoperto che una delle più usate tra le suonerie per i messaggi dei cellulari nokia corrisponde alla parola SMS in alfabeto morse. tre suoni veloci, due lenti e tre veloci

. . .  _  _  . . .

Postato da: creativamente a 16:12 | link | commenti (2) |

lunedì, 12 giugno 2006

ho trovato un fotoblog con delle foto di archeologia industriale fenomenali. come questa.

il blog.

 

Postato da: creativamente a 15:38 | link | commenti (1) |

domenica, 11 giugno 2006

Eccomi di passaggio in Lombardia, stretto tra i laghi che scivolano giù dalle Alpi e Milano che spinge verso nord.

Quando sono qui e in macchina mi capita di far scorrere le frequenze all'inseguimento di una stazione radio che mandi la musica che cerco, finisco sempre più spesso su radio lombardia.

Da più di dieci anni su questa radio ogni sera alle 22 c'è un programma che se da una parte mi fa inorridire dall'altra mi affascina in maniera morbosa.

E quando ci capito ci rimango.

Si chiama Discoletto ed è un'evoluzione emozionale delle dediche telefoniche. C'è  un conduttore, Roberto Ventura, dalla voce baritonale e da radio dei tempi che furono, che legge le lettere che gli ascoltatori mandano per dedicare sei canzoni sei alla persona del cuore. Le lettere parlano soprattutto di amore, ma anche di amicizia, di stima, di voglia di riconquistare una persona persa, raccontano di anniversari, di prime volte, di litigi, di divorzi, di figli nati o mai nati, di brividi e di emozioni. Tutto snocciolato con le parole semplici delle persone semplici, che parlano di sentimenti in maniera semplice. E banale. Del resto si può parlare di sentimenti e non sembrare banali?

Il risultato è spesso patetico quindi, ma non molto lontano dai testi delle canzoni che poi vengono dedicate.

un esempio di lettera:

Ciao Enza, sono il tuo Omar. Ti ho detto tante volte ti amo, ma questa volta voglio dirtelo in maniera speciale, davanti al mondo intero che diventi testimone del nostro amore. Ricordo come fosse ieri il nostro primo incontro, alla festa dell'oratorio, quando tu te ne stavi in un angolo e non ballavi e io ti ho chiesto cosa facevi e perchè non ballavi, e tu mi hai detto che ti facevano male i piedi. Ma io sapevo nel profondo del mio cuore che aspettavi me, aspettavi che ti invitassi a ballare. e così ho fatto, anche se sono molto timido. E' stata una sensazione bellissima abbracciarti sulle note di Antonello Venditti... (Parte "Altamarea" di Venditti) E poi come dimenticare il nostro primo bacio, sul motorino della Giusy. Sentivo il cuore che mi batteva forte forte, come mai aveva fatto nella mia vita, e in quel momento ho capito che era con te che volevo stare per sempre e che ero stato troppo tempo da solo (parte "la solitudine" di Laura Pausini).

e via discorrendo... (il testo qui sopra, naturalmente, è stato scritto da me, ma riprende cose sentite in diversi Discoletto).

Ormai chi scrive a Discoletto ragiona per topoi, racconta la storia secondo una drammaturgia ben definita da anni di dediche telefoniche: il primo incontro, il primo bacio, la prima volta che ti ho detto ti amo, i progetti,... E anche le canzoni si assomigliano sempre (quando ero più piccolo ricordo che ogni sera non poteva mancare "tra me e te" dei B-nario).

Comunuqe mi auguro che Discoletto continui a raccontare le vite dei piccoli innamorati lombardi, così che quando tornerò nel profondo nord la prossima volta, possa riascoltare di nuovo le dediche da Pippo a Giovanna, con tutto l'amore che mi può far esplodere il cuore.

(ps: per i fuori lombardia la radio si può ascoltare sul web... non perdetevela)

Postato da: creativamente a 13:02 | link | commenti (2) |

giovedì, 08 giugno 2006

Un’esperienza da provare, che ti squilibra. Entri ed esci dalla scatola e nemmeno te ne accorgi.
Suoni il citofono e una voce seria e un po’ malinconica ti invita a salire al quinto piano. Non c’è l’ascensore e così arranchi fino all’attico ed entri in un piccolo monolocale zeppo di libri, di ricordi, di souvenir. Esattamente come ogni casa. Ad accoglierti c’è Roberta, una donna sopra i quaranta, educata e un po’ rigida. Fa l’attrice ed è l’unica protagonista di “The secret room”, ideazione teatrale per sette spettatori che da sei anni viene portata in giro da lei (Roberta Bosetti) per l’Australia (dove vive), per la regia del marito Renato Cuocolo, ora a Roma, sotto l’egida del teatro Eliseo.
In tutto siamo sei persone. Chiacchieriamo in salotto, sparpagliati tra il divano e il tappeto, mentre Roberta è in cucina a finire di preparare le ultime cose. Non ci conosciamo, ma si chiacchiera. Come si fa tra sconosciuti. Con in più l’imbarazzo di aver pagato un biglietto e di essere invitati a casa di una donna che non si conosce e che ha da raccontarci qualcosa… Così, poco dopo, attorno al tavolo in terrazza si trovano: uno che ha a che fare con i reality show, io, un’artista ballerina e massaggiatrice, l’amica che mi ha accompagnato, due ragazze giovani e un po’ spaurite che lavorano come segretarie in teatro, un giornalista intellettuale vicino ai sessanta anni e una donna ricca e ben vestita, biografa per la Treccani. Gente che ha poco da spartirsi (forse), tutti al capezzale della padrona di casa.
La cena è guidata dall’attrice che butta sul piatto argomenti di conversazioni, ascoltando i nostri racconti e raccontando i propri (veri?). C’è qualcosa che non ci vuole dire, qualcosa che riguarda il suo passato e che poi si scoprirà essere la cosa più banale: una violenza da parte del padre. Ce la racconta quando dopo cena passiamo in una piccola cella che le fa da camera da letto. Parte dai suoi vecchi quaderni di quando andava a scuola e le foto (vere) di quando era bambina. E’ il momento più teatrale in cui lei si mette su un ideale palcoscenico (a pochi centimetri da noi) e racconta dello stupro e di come lei ha vissuto lo stupro. Guardandoci, toccandoci, respirandoci. Alla fine, quasi imbarazzata, ci chiede di lasciarla sola e ci accompagna alla porta.
Un gioco strano e affascinante tra realtà e finzione, tra vita e recitazione, che stimola ad una discussione che solitamente appartiene più alla televisione che non al teatro: ma è vero? E cosa è vero? Lei chiedeva a noi della nostra vita e le nostre risposte erano sincere, vere, ma quando poi lei raccontava della sua: cosa c’era di vissuto? Un’esibizione di realtà che sta un po’ tra il confessionale del grande fratello e quello della chiesa, che del teatro ha solo il rituale della ripetizione. Apparentemente. O forse ha tutto quanto. Gli attori, il pubblico, il copione, la regia, la quarta parete. Solo che non te ne accorgi. E ne rimani stregato… se non fosse per la storia dello stupro con annessa crisi di anoressia… non se ne può più! Ormai è diventato un clichè. Basta. Quasi che la vita normale di una persona non sia così interessante da raccontare ad un pubblico. Niente di più sbagliato.
Comunque è un’esperienza da provare, unica nel suo genere, che prende un po’ dall’esperienza del teatro personale di Manfredi e dal teatro da mangiare delle ariette).
I posti sono tutti esauriti, ma se chiamate al botteghino dell’Eliseo forse potrete essere fortunati come me e recuperare due posti di qualcuno che ha disdetto. Salutatemi Roberta. E non ditele che vi ho già raccontato la sua storia.

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mercoledì, 07 giugno 2006

le aspettative possono essere deleterie, ma sanno regalarti momenti impagabili di eccitazione.

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martedì, 06 giugno 2006

oggi è il 06 06 06 e, come fa notare francesco dimitri su XL, per molti è il giorno del diavolo, il giorno dell'Apocalisse.

se dovesse finire oggi il mondo ringrazio i lettori del blog.

altrimenti a domani.

Postato da: creativamente a 11:46 | link | commenti (9) |

lunedì, 05 giugno 2006

"le uniche persone che esistono per me sono i pazzi, i pazzi di voglia di vivere, di parole, di salvezza, i pazzi del tutto e subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai banalità ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi d'artificio gialli che esplodono simili a ragni sopra le stelle e nel mezzo si vede scoppiare la luce azzurra e tutti fanno: oh"

Sulla strada, Jack Kerouac

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domenica, 04 giugno 2006

la pioggia cade sempre nello stesso senso. dall'alto verso il basso. a volte un po' obliqua, a causa del vento. fa male quasi se la giornata è calda e la pioggia è fredda. come in questi giorni, quando tutto va bene e il sole si fa spazio tra poche nuvole bianche. e ti viene da sorridere. poi di colpo l'ombra sulla strada scompare davanti a te, oscurata da una più grande. sollevi la testa e una nuvola nera ti fa cadere in testa acqua gelida che macchia la maglia (solo per un attimo) di un colore più scuro. ti copri un po' il viso, un po' la nuca, un po' la testa. poi lasci perdere e permetti all'acqua di scivolarti addosso mentre affretti il passo. il sorriso si irrigidisce, lo sguardo dal cielo si abbassa a terra. ma dura solo un attimo. si riapre il cielo, ritorna l'ombra e il sole fa trasudare l'asfalto.

tutto intorno si spande un gradevole profumo di cemento bagnato.

amo l'odore del cemento bagnato.

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